Marco Gentili per l'Università Agraria

L’inganno (Nucleare)

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E’ un po’ di giorni che in TV vedo passare questo spot! E non ne capisco il significato. Mettere nelle mani degli italiani delle centrali nucleari è come dare una calibro 45 ad un bambino di tre anni. Nello spot non si poteva dire molto di più, si gioca sul fatto che il movimento che ha creato lo spot si chiama Alternativa. Che genialata!

La Storia comincia nel 1953 e le intenzioni erano ottime: atomi per la pace – diceva Eisenhower – sottrarre l’atomo al controllo militare e usarlo per fare l’elettricità. Andò tutto bene per molti anni, poi successe quello che non doveva succedere: gli incidenti. Sellafield, Three Miles Islands, Chernobyl.

E fu così che cominciò un lento declino del sistema. Nel 2002 l’ultima punta massima di produzione elettronucleare. Nel mondo i reattori sono 436: 8 in meno rispetto al 2002. Stanno invecchiando e nessuno si affretta a rimpiazzarli. Dal 1979 negli Usa non sono state più costruite centrali nucleari.

Bush aveva promesso un rilancio dell’elettronucleare ma non se ne fece niente: l’investimento troppo rischioso per le banche e i soldi pubblici in giro ce ne sono pochi per via della crisi. Barak Obama taglia gli incentivi all’atomo e punta su rinnovabili e efficienza energetica. Stessa cosa fa la Germania dove una legge del 2002 stabilisce che non si costruiscono più centrali e i reattori esistenti man mano che giungono a fine vita si spengono. Intanto però si devono ancora fare i conti con le scorie.

Di quanto costi poi il nucleare in termini di salute delle persone sembra meglio non parlarne. L’azione dell’Oms è blindata da un accordo del 1959 con L’AIEA (Organizzazione internazionale per l’energia atomica) che a sua volta dipende dal Consiglio di sicurezza dell’Onu: in poche parole quello che sappiamo degli effetti del nucleare sulla nostra salute dipende dagli interessi dell’industria atomica.

E la Francia con 58 reattori? Non è per niente indipendente per quanto riguarda l’energia e i problemi sul territorio sono tanti. Ma l’industria nucleare – francese, americana – è sempre in piedi e preme da tutte le parti per costruire.

In Italia si sta parlando di rinascimento nucleare, ci siamo affidati ai francesi perchè ci hanno detto che le loro centrali sono le più sicure?

[GUARDATEVI LA PUNTATA DI REPORT E QUANDO VEDETE LO SPOT SOPRA SPEGNETE O POSSIBILMENTE CAMBIATE CANALE]

Sempre per e con voi,

Marco Gentili.

29
dic 2010
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Ultimo evento Book & Wine

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Sabato 18/12/10 alle ore 18.00 presso l’ex Chiesa del Santo Spirito, via delle Torri, 45, siete tutti invitati all’ultimo evento firmato Book & Wine. Accompagnato, come al solito, dalla degustazione di vini.

14
dic 2010
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Eventi

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19/11/10 Discorso Book & Wine: “Parola di Duce – Come si manipola una nazione”

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In qualità di rappresentante dell’Università Agraria, delegato ai rapporti con le Università e al progetto Agraria Giovani sono onorato e lieto di aprire questo mio intervento porgendovi un sentito benvenuto e ringraziando tutti per la preziosa partecipazione agli eventi organizzati per la manifestazione Book e Wine che, per le sue caratteristiche, è nata per promuovere e mantenere vivo l’interesse per tutto ciò che è cultura e tradizione. In modo particolare un grazie va ad Enzo Golino che oggi già solo con la sua presenza ci trasmette un messaggio di voglia di parlare e denunciare non solo ideali distorti ma anche modalità confuse ed artefatte per raggiungere scopi spesso poco o per nulla condivisibili.

Nel suo lavoro “Parola di Duce – Come si manipola una nazione” , Enzo Golino si avvicina ad una delicata realtà del passato come appunto il Fascismo che però, a mio avviso, non è poi così lontana da quello che avviene nella realtà odierna. Egli descrive in maniera egregia l’ars oratoria del Duce analizzando altresì  approfonditamente anche la politica linguistica del Fascismo. Trovo lo stile dei discorsi di Mussolini e dei suoi scritti molto affine e paragonabile a quello di diversi nostri politici; vi invito a trarre le vostre conclusioni in merito. Resta il fatto che quella modalità di linguaggio, applicata allora, ha certamente rappresentato una novità, efficace e subdola al tempo stesso, mirata a persuadere e convincere gli ascoltatori, o a nascondere la realtà; ma se usata oggi, come avviene, non dà apporti innovativi tantomeno si rivela all’avanguardia ed originale.

Infatti è innegabile che il linguaggio sia probabilmente la più affascinante delle facoltà umane che però, suo malgrado soprattutto nella comunicazione politica è stato utilizzato in modo inappropriato ed assai spregiudicato per promuovere interessi particolari e progetti di dominio assoluto.

Prendendo tutto ciò come valido pretesto è facilmente intuibile l’attualità di questo lavoro in quanto tutti noi siamo più o meno consapevoli della confusione spesso generata da un linguaggio poco comprensibile o ambiguo che sovente veicola messaggi calcolati sotto mentite spoglie e discorsi e contraddittori e poco omogenei. In una società come la nostra, che ormai si è quasi abituata a vivere e a convivere nel caos e nella confusione, sicuramente si ha bisogno di una decisa sterzata verso la chiarezza e la semplicità, a partire dalle parole e dal linguaggio, qualunque esso sia. E’ sempre più triste dover affermare che purtroppo gran parte dell’incomunicabilità vigente tra gli uomini deriva proprio da una profonda difficoltà ad esprimersi in modo chiaro diretto e conciso. Spesso tutti parlano, ma nessuno si prende mai la briga di sincerarsi se e come ciò che viene detto raggiunge la platea degli ascoltatori in modo corretto e lineare. Ancor più grave è constatare che questa confusione a volte è “studiata” e ricercata da chi detiene la facoltà ed il potere con lo scopo di aggirare e illudere una cittadinanza che, avendo bisogno di stabilità e punti fermi, è propensa a fidarsi ed affidarsi a chi lavora solo per la propria tutela ed il proprio tornaconto.

Mussolini ad esempio ha suggestionato le folle spingendole a credere ciecamente nella figura di un capo. Quanti di noi si sono domandati se le sole parole possono fare la storia? Riecheggia al vento e nella nostra memoria la fatidica frase del Ventennio “Vincere e Vinceremo”: era il 10 Giugno del 1940 quando alle ore 18.00 a Piazza Venezia a Roma, dal famoso balcone il Duce comunicò alla Nazione l’entrata in guerra.

Non solo la gente riunita lì ma anche quella vicino alla radio messa a disposizione nelle sedi di partito ha avuto modo di essere raggiunta incisivamente da quelle parole di incitamento. Come molti di noi si ricorderanno infatti nel periodo seguente la prima guerra mondiale, nel vigente regime di totalitarismo, la comunicazione ha assunto sempre più un carattere “industriale”, aumentando, come puntualizzerà meglio Enzo Golino nel suo intervento di questa sera, non solo la produzione ma anche il “bacino di utenza”, rafforzando così il rapporto tra potere politico e comunicazione che da allora si è fatto sempre più stretto. In quest’ottica la propaganda vista come impiego sistematico e deliberato di forme di comunicazione di vario tipo, intrapresa con il fine di diffondere determinate idee piuttosto che altre presso l’opinione pubblica, assume un’importanza sempre maggiore, essendo un potente mezzo di sostegno degli interessi bellici e del sentimento nazionalista.

Non per niente sappiamo che la storia della radio come potente mezzo di comunicazione coincide con la storia della società del ventesimo secolo e allora questo è stato il primo vero e potente mezzo di comunicazione di massa che poteva essere usato per raggiungere una platea d’ascolto altrimenti impossibile da informare contemporaneamente. Questo mezzo ha assunto il ruolo di “mediatore” tra lo spazio privato dei singoli individui, delle famiglie, e lo spazio pubblico delle grandi masse di ascoltatori. Probabilmente per la prima volta nella storia ci si è trovati di fronte ad uno strumento grandioso le cui potenzialità non dovevano suscitare solo riflessioni ma accendere anche emozioni.

Quindi il linguaggio, che certamente ben rappresenta il valore e il potere della parola, anche e soprattutto in occasioni importanti e cruciali può produrre effetti immediati sulla folla.

Anche se il governo in questi giorni traballa, si fa scudo proprio della comunicazione e del linguaggio per portare avanti e sventolare superficialmente vecchie proposte discutibili ad un uditorio che vorrebbero convincere ma che, per fortuna, ultimamente non si fa illudere troppo facilmente, sebbene ormai tutti, in svariata misura, possiamo definirci un po’ succubi e “sottomessi” alla potenza dei mass-media. Inoltre di fronte ad analogie con il Fascismo ed il Nazismo ed alle sempre più disinvolte interpretazioni della storia, probabilmente manca purtroppo la piena consapevolezza, nella maggioranza dei nostri concittadini, di quale sia la gravità del momento che stiamo vivendo. Per questo forse occorrerebbe nuovamente una grande mobilitazione popolare come quella di 50 anni fa, ma è grave l’assenza di un disegno politico chiaro e di alternativa a quello che il governo della destra sta mettendo in campo ogni giorno.

Dopo 50 anni l’Italia si trova nuovamente di fronte ad una situazione di non facile soluzione, sono tante le analogie con quel tempo, a cominciare da una medesima crisi occupazionale ed economica, oltre ad un incessante tentativo di scardinare, ogni giorno che passa, le conquiste ottenute prima con il sangue dei partigiani e poi con quello dei ragazzi dalle tute blu. La vicenda di Pomigliano e quella ultima degli immigrati sulla gru sono forse l’emblema più evidente di quello che si vuole mettere in atto nel nostro Paese oggi, ma bisognerebbe citare pure gli attacchi continui alla magistratura ed alla Costituzione da parte di un presidente del Consiglio che si paragona a Mussolini, nel tentativo di scagionarsi dall’evidente incapacità di governare l’Italia.

Oggi occorre riaffermare con forza ed attualizzare quelli che sono i capisaldi della Costituzione italiana e non svilirli, stravolgendoli a colpi di decreti legge servendosi di uno strumento grandioso come il linguaggio che però, nel suo totalitarismo e nelle sue potenzialità, si può rivelare anche come una pericolosa arma contundente, trasmettendo messaggi ambigui e subdoli, con il rischio di alimentare false illusioni o accendere entusiasmi fuori luogo.

Enzo Golino, infatti, ci riporta a riflettere sull’importante fatto che Mussolini e Hitler sono stati sicuramente legislatori di politiche linguistiche aggressive, censorie e subdole. Hanno inquinato testi scolastici, cambiato nomi geografici, promosso discriminazioni razziali fin dalle parole. In scritti e discorsi infarciti di demagogia hanno mirato ad assoggettare i pensieri di milioni di connazionali, a nascondere o stravolgere la realtà. Proprio sulla base di queste esperienze storiche quindi, con il suo libro, ci invita a diffidare di chi ancora oggi conduce la lotta politica manipolando linguaggi e coscienze.

Grazie,
Marco Gentili.

11
dic 2010
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Discorsi, Eventi

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